Da tre ettari a novanta, in tre generazioni
Quello che c'è da sapere sta quasi tutto nelle date e nella terra: è di alberese, è piena di sassi ed è ripida.
I primi tre ettari
Nel 1964 Silvano Giachetti comprò dalla Curia di Firenze tre ettari di terra a San Casciano in Val di Pesa. C'erano pochi filari, qua e là, come si usava allora: la vigna era una delle cose che si facevano, non l'unica.
Da lì il podere è cresciuto un pezzo per volta. Oggi sono settanta ettari di vigneto, più venti a oliveto, divisi in più di una dozzina di appezzamenti sparsi per le colline. In azienda siamo alla terza generazione: Massimo, figlio di Silvano, e Stefano, che oggi la dirige.
Alberese, galestro, argilla
Il terreno cambia da un appezzamento all'altro, e a volte dentro lo stesso: alberese — la marna calcarea chiara che si sbriciola — galestro e argilla. Quello che hanno in comune sono i sassi.
Le vigne stanno fra i 220 e i 300 metri sul livello del mare, esposte prevalentemente a sud. Una vigna su questi suoli produce poco e fatica, ma dà uve con acidità e profumo.
San Casciano è all'estremo nord della zona del Chianti Classico: fa più fresco che nel resto del Chianti, e fra il giorno e la notte c'è più differenza. È la ragione per cui i vini di qui sono più nervosi che grossi.
Gli irti pendii
«Irti pendii» è la formula che sta scritta sulle retro-etichette da anni. Non è una figura retorica: ci sono appezzamenti dove la macchina non ci passa, e l'uva si stacca a mano, nelle bigonce, come si è sempre fatto.
Si vendemmia fra settembre e ottobre: venti, venticinque giorni di fila, in otto. Le viti sono allevate a guyot. La cernita si fa in cantina, su un tavolo, prima che l'uva vada nei tini.
Acciaio e Cemento.
La cantina è stata rinnovata dal 2003 e si continua ad allargare e migliorare anno dopo anno. Oggi ci si tengono seimila ettolitri di vino.
I mosti fermentano in tini d'acciaio a temperatura controllata. La malolattica, quando parte, parte da sola: non la induciamo. I rossi passano poi diciotto mesi in vasche di cemento e sei in bottiglia prima di uscire. Le uve sono coltivate in regime biologico.
Di legno non ce n'è da nessuna parte: niente botti, niente barrique. Quello che arriva nel bicchiere è l'uva e l'annata, non il contenitore.
Quello che non è andato bene
Nel 1985 una gelata seccò tutti gli uliveti: si ripiantò da capo. Intorno al 2000 le malattie della vite si portarono via quasi metà delle piante. Nel 2017 gelata e siccità insieme dimezzarono il raccolto.
Sono tre date che in azienda si ricordano meglio delle annate buone, e spiegano una cosa che altrimenti non si capirebbe: la vigna che si vede oggi è quasi tutta stata ripiantata negli ultimi dieci anni.
Il vino che non porta il nostro nome
La maggior parte di quello che produciamo esce dall'azienda sfuso: lo comprano marchi che imbottigliano e vendono in tutto il mondo. Se imbottigliassimo tutto, sarebbero circa quattrocentomila bottiglie all'anno.
Con l'arrivo della nuova generazione, l'azienda sta vivendo una trasformazione importante: il vino, tradizionalmente commercializzato sfuso, trova sempre più spazio all'interno della bottiglia, diventando espressione dell'identità e della qualità della cantina. L'obiettivo per il futuro è valorizzare sempre di più questa evoluzione, aumentando progressivamente la vendita di vino imbottigliato e sfruttando al meglio l'ampia capacità produttiva a disposizione.
Sangiovese, per quattro quinti
L'ottanta per cento delle viti è Sangiovese. Il resto è Merlot, Cabernet, Canaiolo e Trebbiano: entrano nei tagli, o fanno da soli, come nel caso del bianco. Di vigne vecchie ne restano pochi ettari — quasi tutto il resto è giovane, ripiantato dopo le gelate e le malattie. E si vede.
Da dove vengono
Nessuno dei quattro nomi è stato inventato da un'agenzia. Sono parole di casa, e alcune non si capiscono se non si è di qui.
La Bigoncia
Rosso · Chianti Classico DOCGLa bigoncia è il mastello di legno in cui finisce l'uva staccata a mano. Sull'etichetta è disegnata col monogramma impresso sul fianco.
La schedaI Viottoli
Rosso · Sangiovese · Toscana IGTI viottoli sono i sentieri stretti che passano fra un filare e l'altro. Su questi pendii sono l'unico modo per arrivare alle viti.
La schedaI' Bugiardo
Rosato · Toscana IGTA pranzo, un cliente se lo bevve ben freddo e ne bevve parecchio: andava giù come niente. Quando si alzò da tavola si accorse dei quattordici gradi. «Questo vino è bugiardo», disse. Il nome è rimasto. L'apostrofo di I' è l'articolo toscano: i' = il.
La schedaVin Brusco
Bianco · Toscana IGT«Vin brusco» è il modo contadino toscano di chiamare il vino giovane, vivace, ancora un po' spigoloso. Non è un difetto: è il carattere.
La schedaChi ci lavora
In azienda c'è Stefano Giachetti, che la dirige: è figlio di Massimo e nipote di Silvano, quello dei tre ettari.
Massimo dà una mano in tutto. In una vita di podere ha imparato ogni mestiere che serve qui dentro, e continua a farli tutti. Per la vigna e per la cantina ci appoggiamo a un agronomo e a un enologo esterni.